martedì 17 maggio 2011

Cinque giorni e un mantello

...e dopo aver bussato più volte alle pareti di questa casa, mosso libri, acceso rubinetti e spento luci financo a volteggiar sedie nell'aria con me sopra, lo spirito di Apollonio di Tiana mi apparve una sera in tutta la sua naturalezza. E non fu una di quelle apparizioni fantasmagoriche, bluastre che distinguono i morti dai vivi, quanto piuttosto la mera presenza di un barbone dai capelli legati seduto alla mia scrivania.

No dico.
La MIA scrivania.
E leggeva, per giunta.

"Che te ne fai di tutti questi libri giovanotto?"
Beh si, non era la prima volta che avrei discusso di letteratura con persone in grado di attraversare i muri, ma questa volta era diverso. Era diverso per il semplice fatto che era Apollonio di Tiana e Apollonio si sa, aveva la Conoscenza!

"Beh ecco, molti li ho abbandonati. Altri li devo ancora iniziare, ma in effetti mi servono sempre meno, se non altro per fugare la noia."
"Noia!? Giovanotto..." Fece alzandosi e togliendosi degli occhiali che non voglio nemmeno sapere con quale losco raggiro li abbia ottenuti. "...ho notato i corvi questa mattina. Immagino tu li abbia visti, che ne sei a conoscenza."
"Sono circa due mesi che vengono qua."
"Solo di mattina?"
"Prevalentemente di mattina, ma a volte, certe sere, precedono il verso di uno strano animale."
"Capisco."
"Credevo appartenesse a un cucciolo di volpe..."
"...già, un cucciolo di volpe." Sorrise Apollonio.
"Naa eh...!?"
"Vedi..." Fece scorrendo alcuni libri che aveva vicino. "...hai trovato qualcosa per la quale sono state distrutte città. Sono stati creati imperi, vendute cattedrali e demolite montagne. E tutto questo solo per vedere compiuto il fallimento di una ricerca. Sono morti uomini, sono spariti uomini e sono impazziti uomini!! Ma il Samsara è ancora qua, a fagocitarli tutti!!"
Parlava con molta calma e scandiva bene le parole. Parole che avevano una potenza che lui solo sapeva quante sfide avessero vinto.
"Giovanotto, non hai nemmeno la più pallida idea di cosa tu abbia smosso attraversando l'Oltretomba." Apollonio mi guardò dritto negli occhi. "Sei più conosciuto in quel mondo che in questo, ho sentito il tuo nome in ogni forma e puoi star certo che presto o tardi si organizzeranno per prendere ciò che hai."
"Non ho nulla che loro stessi non possano avere. E lo saprebbero se solo sapessero cosa stanno cercando."
"Sono qui per metterti in guardia dalla loro ignoranza, perché si organizzeranno veloci, più veloci di quanto tu creda e con la stessa velocità con la quale il tuo nome varcherà i confini dell'Ade."
"Ho capito." E cercai di allontanare il suo sguardo dal mantello nero richiudendo l'armadio.
"Quando parlo di organizzazione è proprio questo che intendo." E indicò la finestra. "Corvi. Strani animali, esseri come me che ti parlano alla luce del giorno." E mi guardò di nuovo dritto negli occhi. "O della notte."
Ma sapevo che era Apollonio e non uno di quei cosi raccapriccianti che una volta mi avrebbero fatto sudare freddo solo parlando.
"Hanno il diritto di cercare ciò che vogliono, e sono certo troveranno ciò che li ha mossi in questa ricerca, poiché non comprendono che il mio piano si estende a dismisura, oltre i confini della loro mente, precedendo di gran lunga le loro scelte."
"Giovanotto, hai cinque giorni. Cinque giorni e un mantello solo."